Sidonie-Gabrielle Colette scrive: “Una donna che si crede intelligente reclama gli stessi diritti dell’uomo. Una donna intelligente ci rinuncia” mentre Oscar Wilde definisce “La storia delle donne è la storia della peggiore tirannia che il mondo abbia mai conosciuto: la tirannia del debole sul forte. È l’unica tirannia che duri.

Con il termine femminismo, generalmente, si indica la posizione o l’atteggiamento di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate. In questo concetto vi è la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l'identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona. Nasce così, durante il XIX secolo, una sorta di movimento politico e sociale, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini.

Prima ancora che si potesse parlare di femminismo, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della propria piena dignità viene definita “suffragetta”, dalla parola suffragio, voto, ed una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne arriva dalla Francia nel 1789 proprio all’inizio della rivoluzione francese.  M.lle L.F. de Kéralio pubblica  il suo Cahier des doléances des femmes e, nello stesso periodo, Olympe de Gouges scrive il romanzo, Le prince philosophe, con cui rivendica i diritti delle donne. Cercherà in tutti i modi di mescolarsi alla vita politica del suo tempo, scrivendo opuscoli, pronunciando discorsi nei club, organizzando società popolari femminili. Robespierre la farà giustiziare il 4 Novembre del 1793.

Contemporaneamente a quanto avviene in Francia pure in Inghilterra si pubblicano libri a sostegno della tesi dei diritti per le donne e compaiono i primi circoli femminili. Mary Wollstonecraft pubblica una Vindication of the Rights of the Women. Siamo nel 1792 e nello stesso anno compare in Germania lo scritto Über die bürgherliche Verbesserung der Weiber. Le suffragette nascono come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile e sono più agguerrite che mai: si incatenano alle ringhiere, incendiano le cassette postali, rompono le finestre, Emmeline Pankhurst fonda l’Unione sociale e politica delle donne, Emily Davison muore durante alcuni disordini. Molte vengono incarcerate e altre intraprendono lo sciopero della fame. Le aderenti al movimento diffondono le proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for women" e, oltre a godere del diritto elettorale e di suffragio, queste donne vogliono poter insegnare nelle scuole superiori, pretendono l'uguaglianza dei diritti civili e, soprattutto, svolgere le stesse professioni degli uomini.

Durante la prima guerra mondiale, con quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assumono molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comporta una nuova considerazione delle capacità della donna. Nel 1918 al parlamento britannico non rimane che approvare la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni). Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio viene esteso a tutte le donne inglesi.

Il movimento delle suffragette si sviluppa in forme simili in vari paesi. Il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Negli Stati Uniti le donne riescono ad ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919 mentre la Francia lo concede solo nel 1945. La Svizzera riconosce il diritto di voto alle donne in tempi quasi recenti, nel 1971.

In Italia il percorso è in parte rallentato dalla unificazione del 1861. Storicamente, ai primi nuclei femminili organizzati di inizio Novecento, aderiscono Giuditta Brambilla, Carlotta Clerici, Anna Maria Mozzoni e Anna Kuliscioff, uno dei fondatori del partito socialista che non cessò mai di essere in prima linea nell’impegno a favore dell’emancipazione femminile e del diritto delle donne al voto. Grazie a loro le donne italiane votano per la prima volta nel 2 giugno 1946, per l’elezione dell’Assemblea costituente e per il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica.

Oggi le donne sono presenti nella società svolgendo a volte lavori anche molto impegnativi o che fino a qualche tempo fa erano ritenuti appannaggio dei soli uomini. Possono fare scelte importanti all’interno della famiglia dimostrando in continuazione la propria forza, il proprio equilibrio così come la passione, l’intelligenza ed il coraggio! Ed è bellissima la frase di Jean Paul Richter che dice “Nelle donne ogni cosa è un cuore, anche la testa”.

Auguri a Laura Alemanno, donna integerrima e grande lavoratrice; auguri a tutte noi che ogni giorno muoviamo il mondo.

 Romina Leo
Segretario AlbaNuova Copertino

 

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