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Il prossimo 17 Aprile, tutti noi cittadini, saremo chiamati a partecipare al referendum abrogativo sulle trivellazioni offshore esprimendo  democraticamente il nostro giudizio circa l’indirizzo del governo sulle strategie energetiche, pronunciandoci in difesa e per la tutela dei nostri mari e, più in generale, del futuro ambientale del nostro paese.

Ma proviamo a capirne di più. Con questo referendum, voluto e proposto dalle nove regioni Italiane che si affacciano sul mar Adriatico e che di conseguenza temono che un eventuale incidente sulle piattaforme possa provocare grossi danni all’ambiente e sul turismo, siamo chiamati a scegliere se abrogare la norma grazie alla quale le compagnie petrolifere possono cercare ed estrarre petrolio e gas fino all’esaurimento del giacimento senza limiti temporali di concessione.

Infatti, nonostante le società petrolifere non possono più ottenere nuove concessioni per l’estrazione in mare entro le 12 miglia, lo scorso dicembre è stata approvata una norma con la quale le stesse compagnie non hanno limiti temporali certi alle loro concessioni se non l’esaurimento del giacimento stesso.

Ad oggi il mar Mediterraneo risulta essere il bacino marino più inquinato del mondo con una media di 38 milligrammi per metro cubo di idrocarburi che si sedimentano sul fondale. Un numero elevato che di certo l’estrazione in mare di petrolio, se pur rispettando le vigenti norme di sicurezza e tutela ambientale, ha contribuito ad alimentare. A questo, va aggiunto, che non si possono escludere eventuali incidenti che in un mare “chiuso” come il nostro causerebbero danni gravissimi ed irreversibili. 

Le attuali compagnie operanti sul territorio Italiano, producono solo il 3% del gas di cui il nostro paese ha bisogno e lo 0,8 % di consumo annuo di petrolio. A questo va affiancato un modesto gettito di royalties e non un elevato numero di posti di lavoro a fronte di un elevato inquinamento. Tutto ciò è confermato dai numeri che il ministero dell’Ambiente ha fornito per gli anni 2012-2014 di 34 impianti dislocati nell’Adriatico e che evidenziano una contaminazione delle acque costiere ben oltre i limiti di legge.

Sia il fronte per il si facente capo al comitato “ vota si per fermare le trivelle”, sia il fronte per il no con il gruppo definito “Ottimisti e Razionali” hanno espresso e continuano ad esprimere le loro ragioni.

In tutto questo, il governo Renzi, spinge invece per l’astensionismo. Il referendum, massima forma di espressione democratica popolare partecipata, dunque, potrebbe diventare un inutile spreco di denaro pubblico se non dovesse raggiungere il quorum del 50% per essere valido.  

La decisione del governo di anticipare la data del voto al 17 aprile, non ha fatto altro che dimezzare il tempo per la campagna referendaria facendo lievitare i costi a carico dello stato vista la separazione dalle prossime elezioni amministrative che avverranno in molti comuni d’Italia.

Noi di Albanuova crediamo che bisogni sempre preservare il diritto al voto del cittadino, mettendolo nelle migliori condizioni possibili per esprimere ciò che pensa. Frenare l’informazione o cambiare data, non può distogliere e spostare l’attenzione da un argomento che da sempre ci è stato a cuore: la tutela del nostro ambiente.

Per questo noi voteremo e faremo votare SI al referendum. Perché non siamo per una strategia energetica che veda privilegiate le poche riserve di gas e petrolio presenti sul nostro territorio a discapito di energie pulite e rinnovabili sulle quali con forza dovremmo investire.

Perché crediamo che la vera ricchezza del nostro Paese siano le nostre coste ed il nostro mare e che la tutela del nostro ambiente e della salute di tutti i cittadini sia la prima cosa da preservare.

Perché non possiamo più accettare che in una terra come il Salento, dove il sole ed il vento, che  sono energie pulite da sfruttare per creare imprese e nuovi posti di lavoro, vengano sostituiti da piattaforme che producono forse anche meno energia utilizzabile.

Perché la preoccupazione per la nostra salute, in una terra colpita da un alta incidenza di carcinomi e dove la presenza di centrali come l’Ilva e Cerano non fanno altro che deturpare il nostro ambiente, è alta e non può essere messa in gioco a favore del guadagno di pochi petrolieri.

Perché per noi votare è un diretto e votare si è un dovere che abbiamo nei nostri confronti e nei confronti dei nostri figli. 

Il 17 Aprile noi andiamo a votare si, perché le trivelle non le vogliamo e perché la rotta delle energie rinnovabili e li a due passi. E tu che farai?

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